Pian pianino

Una cosa che mi ha sempre incuriosito è scoprire l’età degli alberi. Ricordo che da piccolo mio padre mi spiegava che per capire quanti anni aveva un albero, dovevo contare gli anelli sui ceppi tagliati che trovavamo nei boschi. Sicuramente molti di voi hanno lo stesso ricordo.
Allora mi armavo di pazienza e cominciavo a contarli, ma non ci riuscivo mai, perché i cerchi erano talmente spessi da perdere sempre il conto.
Parlo di piante adulte, con un diametro di oltre 50/60 centimetri e già tagliate. La domanda che mi pongo quindi è come fare a capire quanti anni ha una pianta senza doverla tagliare.
Leggendo qua e là ho trovato alcune spiegazioni. Una è quella di contare i nodi lasciati dai germogli, ma che purtroppo scompaiono dopo che la pianta comincia a ispessire la corteccia.

Nodi lasciati sulla corteccia dai germogli (foto di Antonio Poletti)

Un altro modo è quello di fare dei calcoli su diverse misure e parametri del tronco. La soluzione di leggere gli anelli sembra sia la più efficace, ma occorre tagliarlo

La stessa domanda me la sono ovviamente posta anche per quanto riguarda l’età delle piante più piccole. La risposta l’ho trovata leggendo il libro di Peter Wohlleben, e mi ha colpito quanto lenta sia la crescita in natura che dipende da vari fattori, in primis la luce del sole.
Prendiamo ad esempio un faggio alto un metro e mezzo. Non essendo un biologo, ad occhio e croce gli darei circa 6/7 anni. Anche perché si tende a fare il paragone con altre piante come ad esempio le siepi che ogni anno si allungano di parecchi centimetri. Ma in questo caso ci sono condizioni favorevoli: luce del sole, qualità del terreno e concime.
Andiamo a vedere come ce lo racconta Peter nel suo libro:

“Grazie ai piccoli nodi sui rami è possibile calcolare con una certa precisione l’età dei faggi più giovani. Questi nodi sono minuscoli ingrossamenti simili ad una pila di sottilissime pieghe. Si formano ogni anno sotto le gemme e la primavera successiva, quando queste germogliano e il ramo si allunga, il nodo resta indietro.la cosa si ripete anno dopo anno, per cui il numero di nodi coincide con l’età dell’albero. Quando il ramo supera i 3 mm di spessore i nodi scompaiono nella corteccia in espansione. Nei giovani faggi da me esaminati era emerso che già solo un rametto di 20 cm presentava venticinque ingrossamenti di questo tipo. Sul tronco, spesso solo pochi centimetri, non era possibile individuare altri indizi, ma facendo una cauta proporzione tra l’età del ramo e quella complessiva, l’alberello avrebbe dovuto avere almeno 80 anni, se non addirittura di più.
(La vita segreta degli Alberi di Peter Wohlleben)

Sembra incredibile, ma la cosa è del tutto normale.
Infatti agli alberelli piacerebbe crescere in fretta, ma le madri con le loro enormi chiome lasciano filtrare solo il 3% della luce solare.
Questa percentuale consente ai piccoli di effettuare un minimo di fotosintesi, quel tanto che serve per mantenersi in vita. Per i piccoli ribellarsi per sottrarsi a queste regole non è possibile perché gli manca l’energia necessaria.

Lo strumento educativo, per gli alberi madre è proprio la riduzione della luce. Si tratta di una vera e propria misura pedagogica in funzione del loro bene. Viene da chiedersi come mai i genitori non desiderino che i loro figli diventino indipendenti il più velocemente possibile. Ma gli alberi non sono di questa idea, e come appurato recentemente dalla scienza, la loro lenta crescita giovanile è il presupposto di una lunga vecchiaia.
Tutto ciò mi fa capire che i piccoli faggi ai piedi degli alberi madre dovranno aspettare anche un paio di secoli prima di scendere in campo. Nessun problema, perchè l’attesa viene addolcita dalle loro madri che attraverso le radici li riforniscono di zucchero e sostanze nutritive.
Un vero e proprio allattamento!

Queste nuove informazioni mi hanno talmente incuriosito che quando sono tornato nel bosco dopo averle lette, la mia attenzione è caduta sulle piccole piante che fino a prima credevo fossero nuovi germogli di due o tre anni. Infatti le piantine sono all’apparenza diverse dagli alberi madre, le loro chiome sono piatte tanto da somigliare a dei bonsai. Ora però riesco a capire se gli alberelli sono in attesa o se stanno guadagnando in altezza. Mi basta osservare i rametti dei piccoli faggi o dei piccoli abeti. Se sono più lunghi del germoglio verticale principale sono in attesa. La poca luce non gli permette di avere abbastanza energia per formare il tronco più lungo, quindi i piccoli preferiscono crescere in larghezza, facendo nascere foglie e aghi da ombra, che con la loro particolare forma riescono a catturare più luce.
Per questi piccoli tutto rimane fermo, provabilmente per uno o due secoli.

Quando però l’albero madre raggiunge il limite di età o si ammala, probabilmente durante un temporale, giungerà purtroppo alla fine dei suoi giorni. Il suo tronco fradicio non reggerà la chioma che pesa diverse tonnellate, e andrà in mille pezzi. Ed ecco che per i piccoli alberelli arriva il grande giorno.
Lo spazio lasciato libero è un segnale di partenza per gli esemplari dell’asilo infantile. Innanzitutto devono riprogrammare il loro metabolismo che ora deve essere in grado di formare aghi e foglie per sopportare ed elaborare la luce più intensa. Questa fase durerà da uno a tre anni, dopodiché devono accelerare. Tutti i piccoli ora si attiveranno per sfruttare al massimo la fotosintesi, e i più veloci si guadagnano lo spazio. Le giovani piante formeranno foglie più grandi e spesse creando ancora più buio al suolo, e quelle che sono rimaste indietro senza il supporto di nutrienti da parte dell’albero madre, non sopravvivono e ritornano a diventare humus.
Ma devono stare attenti, perchè in questa fase altri pericoli sono in agguato. Quando il sole avvia la fotosintesi e stimola la loro crescita, nelle gemme si concentra una maggior quantità di zucchero, diventando così una prelibatezza per i caprioli che prima le evitavano in quanto troppo dure. Niente è facile nel bosco e niente viene regalato ai piccoli alberelli. Sono passati già tanti anni da quando sono germogliati e la loro vita e stata cosparsa di numerosi ostacoli, ma non è ancora finita.
Vediamo un altro passaggio del libro di Peter che ci riassume il loro passaggio successivo:

“Ma, al più tardi vent’anni dopo, anche chi ha superato tutti gli ostacoli e continua a crescere bello slanciato dovrà affrontare la prova successiva. Tanto tempo deve infatti trascorrere prima che i vicini dell’albero madre defunto abbiano riempito lo spazio vuoto con i loro rami. Anche questi, nonostante l’età, cercano di cogliere l’occasione di procurarsi un pò di spazio in più per la fotosintesi e ampliare la loro chioma. Se al piano superiore la vegetazione si infittisce, al piano di sotto torna buio. I giovani faggi, abeti o pini hanno compiuto solo la metà del percorso e devono di nuovo aspettare che uno dei grandi vicini getti la spugna. Possono volerci svariati anni, ma almeno in questa fase il dado è già stato tratto. Tutti quelli che hanno raggiunto il piano intermedio non sono più minacciati dalla concorrenza, ma sono i principi e le principesse della corona che alla prossima occasione potranno finalmente diventare adulti.”
(La vita segreta degli Alberi di Peter Wohlleben)

Ad ogni capitolo questo libro amplia sempre di più la mia visione del bosco. La sua vita e i suoi lenti ritmi mi fanno capire quanto dobbiamo imparare dalle piante e quanto loro fanno per noi.
Molto spesso ci scordiamo che senza di loro, noi non potremmo esistere.
Nel prossimo articolo vi parlerò di buone maniere dal titolo “il galateo degli alberi”
A presto!

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