Il galateo degli alberi

Camminando nel bosco non si può fare a meno di osservare le buffe forme di alcuni alberi. Ce ne sono di curvi, biforcati, alcuni addirittura crescono quasi in orizzontale, sfidando le leggi della fisica.
Tutto ciò non è affatto casuale!
Nel bosco vige un vero e proprio galateo degli alberi, che prescrive ciò che è opportuno fare o non fare per essere considerati membri della foresta a pieno titolo.

Foto di Antonio Poletti

Per esempio un albero adulto di latifoglie che segue diligentemente le regole dovrebbe presentarsi in questo modo:
-fusto perfettamente dritto con all’interno una disposizione regolare di fibre del legno.
-radici che si propagano in maniera simmetrica ben spinte in profondità nel terreno.
-i sottili rami che partivano in orizzontale in età giovanile ormai atrofizzati da tempo sono stati sigillati e ricoperti da corteccia fresca e nuovo legno cosicché il tronco appare come un’alta colonna perfettamente liscia
-sulla sommità una corona regolare di vigorosi rami obliqui che puntano in alto.
Con questi criteri un albero può raggiungere la rispettabile età di due o trecento anni.
Per quanto riguarda le conifere le regole sono più o meno le stesse tranne che per i rami laterali che saranno orizzontali o leggermente spioventi.

Foto di Antonio Poletti

Il motivo di questo aspetto ideale è più che valido: la stabilità.
Infatti le corone degli alberi adulti sono esposte a venti burrascosi, pesanti nevicate e violenti temporali e necessitano di una base forte.
La forma armonica delle piante deve ammortizzare le forze che le colpisce, deviando e distribuendo tutta questa energia in ogni loro parte.
Se in una qualunque di queste parti c’è un punto debole, si creano delle crepe, e nel peggiore dei casi il tronco si spezza e con lui l’intera corona.
Gli alberi che non si attengono al galateo vanno incontro a dei problemi. Se il loro fusto è curvo, sarà pieno di malanni già a riposo e il peso non sarà ben distribuito su tutto il fusto, premendo sul legno in modo unilaterale.

Foto di Antonio Poletti

Ci sono poi gli alberi a doppio fusto.
Ognuno dei due cresce così per molti anni, ma in presenza di un forte vento ondeggiano uno indipendentemente dall’altro con un pesante aggravio sul punto di biforcazione.
Se quest’area ha una forma a “U” di solito non succede niente. Ma se la biforcazione è a “V”sono guai.
Generalmente in questo punto si crea una spaccatura, e per tentare di guarire, l’albero forma grosse protuberanze legnose. Spesso, però, questa misura si rivela inutile e la pianta continua a produrre liquido per la presenza di batteri. In più nella spaccatura si raccoglie e si infiltra l’acqua provocando la putrefazione, finché un giorno l’albero si spezza lasciando in piedi la parte più forte. Ma la ferita è troppo grande da rimarginare, funghi e batteri divorano il tronco dall’interno segnando la fine dell’albero entro una decina di anni.

Albero con biforcazione a “U” (foto di Antonio Poletti)
Albero con biforcazione a “V” (foto di Antonio Poletti)

Non è raro vederne a forma di banana, alla base crescono molto obliqui per poi recuperare l’orientamento molto più in alto.
Questa conformazione degli alberi può essere causata da due fattori.
Se sono a quote elevate e al limite della vegetazione la causa è la neve. Non è necessario che sia una slavina, anche perché la neve già a riposo scivola lentamente a valle. Questo fenomeno generalmente colpisce intere sezioni di bosco.
Se la piante sono già grandi potrebbero spezzarsi ma se sono piccole non subiranno danni. Al disgelo gli alberi cercheranno di riprendere la posizione verticale ma poiché sono in grado di crescere solo alla sommità, il tronco rimane curvo. Se questa cosa si ripete per molti anni gli alberi prenderanno la forma di una sciabola.

Foto di Antonio Poletti

Con l’avanzare dell’età i tronchi diventano forti e stabili e la neve non costituisce più un problema.
Ora possono crescere indisturbati dritti come gli alberi normali.
Un altra causa del loro incurvamento sono i lenti spostamenti a valle del terreno. Questo spostamento di pochi centimetri può bastare perché gli alberi si inclinino mentre contemporaneamente crescono verso l’alto.
Questo tipo di fenomeno è comune in Alaska o in Siberia dove il permafrost si scioglie a causa dei cambiamenti climatici.
Nel terreno fangoso gli alberi non trovano più sostegno perdendo la loro posizione verticale. Essendo che ogni albero si inclina in una posizione diversa questo bosco assume incredibilmente l’aspetto di un gruppo di persone ubriache.
Gli scienziati li definiscono “drunken trees” (alberi ubriachi).

Foto di Antonio Poletti

Ai margini del bosco invece queste regole non sono così rigorose. Qui la luce può arrivare di lato cosicché le piante più piccole possono deviare il fusto verso superfici più aperte.
Si possono spostare lateralmente fino a 10 metri con il germoglio principale in direzione orizzontale, anche se durante una copiosa nevicata il rischio di frattura per queste piante rimane comunque elevato.
Questa opportunità di cogliere la luce a tutti i costi viene sfruttata in maggior parte dalle latifoglie mentre le conifere sono ligie al galateo e non vogliono sentire ragioni, si cresce dritte!!!
Il pino è l’unico a sporgere avidamente la corona per cercare, quindi non stupisce che le conifere riportino la più alta percentuale di danni causati dal maltempo.

Foto di Antonio Poletti

Questa volta la foresta ci da una lezione di educazione.
Come in qualsiasi altra comunità che si rispetti anche qui ci sono delle regole da seguire e da rispettare per una buona convivenza. Per chi le segue si prospetta una lunga vita mentre i “furbetti” che cercano scorciatoie prima o dopo ne pagano le conseguenze.
Nel prossimo articolo vi parlerò di un passaggio importante per la loro crescita prosperosa, ovvero l’educazione. Il titolo è: “ La scuola degli alberi”. A presto!

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