Il Segreto del Bosco: “L’Amore”

Secondo voi è possibile che gli alberi abbiano una stagione degli amori? Certo! Sono esseri viventi, quindi il discorso dovrebbe valere anche per loro. È anche vero che alcune specie hanno fiori sia maschili che femminili, e quindi l’impollinazione è abbastanza facile. Ma ci sono alberi che hanno un solo sesso, e la maggior parte delle volte gli alberi maschi sono parecchio distanti dalle femmine. Ma come fanno? È veramente un mistero! Andiamo allora a guardare un po’ più da vicino il tema della riproduzione degli alberi. Credevo che gli alberi, per riprodursi, rilasciassero semplicemente pollini o semi, e che da quelli crescesse la nuova pianta. Un pensiero molto superficiale, ma è quello che un po’ tutti abbiamo imparato da ragazzi. In realtà gli alberi si riproducono con estrema lentezza, programmando tutto minuziosamente, addirittura con un anno di anticipo. La stagione degli amori è un fatto che dipende dalla specie e non è detto che si ripeta ad ogni primavera. Facciamo un po’ di chiarezza e andiamo a vedere le sostanziali differenze tra conifere e latifoglie.

Le conifere

Per chi non lo sapesse, le conifere sono piante molto antiche e caratterizzate da foglie a forma di aghi e pigne contenenti i semi. Sono piante sempreverdi e tra le varietà più conosciute ci sono: abeti, larici, pini, sequoie e cipressi. Ci sono anche forme arbustive, come il ginepro e il pino mugo. Le troviamo un po’ ovunque, ma sono particolarmente adatte a vivere in ambienti aridi e freddi. Sulle alpi il larice si spinge molto in alto, dove a partire da circa 2500 m di altitudine non troviamo più nessun’altra specie. Questa altitudine viene definita “fascia di tensione del bosco”. Tra i 2500 e i 3000 metri di altitudine c’è il limite della vegetazione. Più in su troviamo solo prati alpini, muschi e licheni.

Le latifoglie

Queste specie sono alberi che vivono in pianura, in collina e in bassa montagna. Sono alberi che in inverno perdono le foglie e hanno chiome larghe per catturare la luce. Le troviamo a un’altitudine massima di 700/1000 metri. Tra le più comuni specie troviamo: il faggio, il frassino, il rovere, il castagno, il noce e il ciliegio.

Come si riproducono

Le conifere ad esempio spargono i loro semi ogni anno contenuti nelle pigne (non sono una fonte di cibo attraente per gli animali) e decidono di fiorire tutte insieme, avendo così la possibilità di mescolare i nuovi germogli tra loro.
Per le latifoglie invece il discorso cambia: possono decidere se fiorire l’anno successivo o addirittura quello dopo ancora.
Questi alberi hanno un fattore molto importante da prendere in considerazione per la loro riproduzione: i caprioli e i cinghiali. Questi animali sono ghiotti di faggiole e di ghiande perché queste contengono fino al 50% di amido e di olio, importante fonte per il loro strato di grasso. Difficilmente caprioli e cinghiali riescono a reperire altri alimenti così “ricchi”e quindi setacciano il bosco per nutrirsene abbondantemente.
Per evitare che gli erbivori ogni volta si mangino tutti i nuovi germogli, le latifoglie hanno adottato un’interessante strategia.
Questa consiste nel non riprodursi per uno o due anni, facendo in modo che cinghiali e caprioli non trovino più cibo per nutrirsi. A questo punto le femmine gravide con la scarsità di provviste, non riescono a superare l’inverno. Il risultato è abbastanza evidente: meno riproduzione = meno animali che mangiano i germogli.
Quando finalmente arriva il momento, querce e faggi decidono tutti insieme di fiorire e fare i frutti. I pochi erbivori rimasti non riusciranno a mangiarli tutti, lasciandone così una quantità sufficiente per germogliare.
In queste annate la natalità dei cinghiali arriva quasi a triplicare.
L’anno successivo però il numero si riduce nuovamente, visto che gli alberi si prenderanno un altro periodo di riposo.
I cinghiali e i caprioli non sono gli unici a pagare le conseguenze di questa fioritura a intervalli, ma anche gli insetti, come ad esempio le api. Queste pause di diversi anni ne riducono la popolazione perché non riescono a formare colonie consistenti.

(Foto di Antonio Poletti)

Il vento e la riproduzione

Un’altro elemento che viene a dar man forte agli alberi per l’impollinazione è il vento, attraverso il quale gli alberi arrivano a far sbocciare i fiori a centinaia di chilometri di distanza dalla pianta originaria .
Le conifere,ad esempio, lo utilizzano per rilasciare enormi quantità di pollini. In questa situazione apparentemente lasciata al caso, viene da chiedersi come faranno pini ed abeti a non autoimpollinare i propri fiori femminili.
L’autoimpollinazione è un fattore di indebolimento per la pianta, perché mancherebbe la varietá genetica (la stessa cosa che vale per l’incesto). La natura ha pensato anche a quello! I fiori maschili e i fiori femminili sbocciano a qualche giorno di distanza, in modo che i secondi vengano impollinati prevalentemente da pollini estranei appartenenti ad altri esemplari.

Un delicato equilibrio

Abbiamo visto come latifoglie e conifere adottino vari sistemi per l’impollinazione e la riproduzione. Come già detto le conifere sbocciano a pochi giorni di distanza, ma ci sono alcune specie che evitano l’autoimpollinazione in maniera molto determinata e l’unico modo per riuscirci è che ogni albero abbia un solo sesso. In questo caso il vento è inutile per queste specie. Infatti queste necessitano delle api per poter impollinare i fiori femminili. Riporto qui un paragrafo del libro per farvi capire meglio:

Troviamo quindi salici caprini sia maschili che femminili, che quindi non si incrociano mai fra di loro, ma solo con alberi estranei. I salici, però non sono autentici alberi boschivi: si diffondono su siti pionieri, vale a dire ovunque non vi sia ancora un bosco. Dato che su queste superfici crescono migliaia di erbe e arbusti fioriti che attirano le api, anche i salici contano sugli insetti per l’impollinazione. Qui però si presenta un problema: le api devono prima volare sui salici maschi, prelevarne il polline e poi trasportarlo sugli alberi femmine. Se facessero l’inverso non si avrebbe l’impollinazione. Ma come fa l’albero a gestire la cosa, dal momento che entrambi gli esemplari devono fiorire contemporaneamente? Alcuni scienziati hanno scoperto che a questo scopo tutti i salici emettono un profumo in grado di attirare le api. Una volta che gli insetti hanno raggiunto la destinazione dev’essere l’ottica a guidarli. I salici maschi allora si impegnano a far risplendere i loro “gattini” di un giallo chiaro, attirando inizialmente su di sé l’attenzione delle api. Dopo aver consumato un primo pasto zuccherino, gli insetti si spostano e si dirigono sui poco appariscenti fiori verdognoli degli alberi femmine”
(La Vita segreta degli Alberi di Peter Wohlleben)

La genetica

In tutti i casi sopra citati, è possibile “l’inbreeding”(ossia l’incrocio fra individui imparentati tra loro). Dato che il vento e le api coprono grandi distanze, essi sono fondamentali per far arrivare i pollini agli alberi da parte dei loro parenti più lontani. In questo modo viene rinfrescato il loro pool genetico.
Solo le comunità completamente isolate (ad esempio nei parchi cittadini o boschetti in mezzo alle campagne) con pochi esemplari e rare specie arboree senza questo tipo di impollinazioni possono perdere la propria biodiversità, diventando più deboli e predisposte ad ammalarsi. In questo caso sono destinate a scomparire del tutto nel giro di pochi secoli.

Insomma anche questa volta Peter è riuscito a solleticare la mia curiosità, ed ora quando vado nel bosco, gli alberi suscitano in me un susseguirsi di emozioni. Osservo le piante, ne ammiro le radici, vado alla ricerca dei nuovi germogli. Guardo le piccole piante e sorrido. La loro prima sfida per la vita in questa dura selezione naturale è stata vinta.
Nel prossimo articolo vi parlerò di statistiche di vita per gli alberi con il capitolo “la lotteria arborea”
A presto.’

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